Previdenza schizofrenica PDF Stampa E-mail

febbraio 2010

di Giuliano Coan *

Nella relazione di qualche anno fa, il Governatore della Banca d’Italia ha affermato, che ”solo il 19% degli italiani con età compresa tra i 60 e 64 anni svolge un’attività lavorativa, contro il 33% degli spagnoli, il 45% dei britannici ed il 60% degli svedesi”.
 
Nella stessa relazione si rileva la quasi necessità di evitare l’uscita forzata dal mondo del lavoro agli over 60 e s’invita a rimuovere ”i vincoli e i disincentivi al proseguimento dell’attività lavorativa per coloro che sono nel regime retributivo”, ed incoraggiare “forme flessibili d’impiego e di permanenza al lavoro e permettere così a chi ha accumulato esperienza e conoscenze di continuare, se vuole, a metterle a frutto per se stesso, la propria famiglia, la società”.
Tali operazioni di recupero, ha lasciato intendere lo stesso Governatore, avrebbero delle corrette e sostanziali ricadute anche sull’andamento della spesa pensionistica, che continua inesorabilmente a crescere.
Di tutt’altro avviso è invece stata la legge 3 agosto 2009, n.102 che non ha minimamente tenuto conto degli indirizzi dello stesso e di tanti altri autorevoli economisti.

 

Infatti, le nuove disposizioni consentono la possibilità alle amministrazioni pubbliche, di procedere, unilateralmente, nel triennio dal 2009 al 2011, alla risoluzione del rapporto di lavoro al raggiungimento dei 40 anni d’anzianità contributiva. Si tratta di un vero e proprio licenziamento del lavoratore perché ha avuto la colpa, secondo il legislatore, di iniziare il lavoro in età giovanile. Una “risoluzione forzosa” che oltretutto calpesta gravemente la libertà di scelta del dipendente.
Nel comparto scuola i dirigenti scolastici sono in fibrillazione, sono stati invitati, infatti, ad emettere entro il 28.02.2010, un formale provvedimento di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per i docenti e personale ATA, destinato a coloro che hanno raggiunto i famigerati 40 anni di contributi. A loro volta la sorte dei dirigenti scolastici soggiace alla discrezionalità del Dirigente Regionale.
 
In materia previdenziale tante volte la politica economica è stata contraddittoria se non schizofrenica e queste nuove leggi costituiscono un’ulteriore prova.
Si affronta la riforma dei lavoratori del pubblico impiego non solo offrendo incentivi al ritiro anticipato ma limitando la permanenza in servizio a coloro che compiono i 40 anni d’anzianità contributiva indipendentemente dall’età.
Sono lavoratori che possono avere 55/56 anni di età e 40 di contributi.
Quest’ultimi rappresentano una generazione che ha conosciuto il lavoro in età scolare la maggior parte sono persone ancora molto vitali ed efficienti, che andrebbero incentivate a rimanere in servizio e premiate perché oltre tutto contribuiscono al risparmio della spesa pensionistica, com’è avvenuto in Spagna.
Il sistema previdenziale spagnolo è in surplus di oltre 12,5 miliardi d’euro e il fondo di riserva ha una dotazione di oltre 45 miliardi d’euro.
Ciò nonostante la Spagna ha incentivato quest’anno il lavoro oltre i 65 anni. La legge prevede l’aumento della pensione del 2% l’anno (3% per chi è arrivato al tetto dei 40 anni di contribuzione) a chi decide di lavorare oltre i 65 e fino ai 70 anni.
In Italia si aumentano tutti i contributi ed in particolare quelli dei giovani parasubordinati per costituire loro una maggior pensione futura.
Si punta ad innalzare l’età del pensionamento a vantaggio sia della sostenibilità del sistema sia della difesa del potere d’acquisto dei pensionati di domani ed in particolare per le donne del pubblico impiego per le quali da quest’anno la pensione di vecchiaia si consegue all’età di 61 anni.
Sono stati rideterminati i coefficienti di trasformazione del montante nel sistema contributivo con conseguente riduzione dell’assegno di pensione.
 
Ma in realtà tutti questi interventi mirano a salvare finanziariamente l’uscita anticipata dal lavoro delle generazioni attuali.
Nel nostro paese l’età effettiva in cui ci si mette a riposo resta la più bassa di tutta l'Ue: poco più di 58 anni per gli uomini e circa 57 anni per le donne.
Laquestione dello snellimento della pubblica amministrazione con la forzata uscita del personale al compimento dei 40 anni di contributi, si completa con un’altra perla: non si applica ai magistrati, ai professori universitari ed ai primari di struttura complessa della sanità.
Sono sconosciute le motivazioni di quest’evidente disparità tra gli stessi lavoratori della pubblica amministrazione.
Non è certo il messaggio migliore da inviare al mondo del lavoro del settore privato chiamato sempre a dimostrare responsabilità e lungimiranza nel campo della previdenza.
In questo modo, si “utilizza” la previdenza – facendone lievitare gli oneri – come strategia per risolvere i problemi derivanti dal rinnovamento della pubblica amministrazione. Così facendo i conti pensionistici non torneranno mai.
 
* esperto previdenzialista
 
< Prec.   Pros. >

Siti ANP

Anp Nazionale
Anp Viterbo
Anp Lazio

Modifica il carattere

A+ | A- | Reset

In Evidenza

 

Al Presidente della Regione Lazio On.le Renata POLVERINI
 
 
e p.c. Al Direttore Generale dell’ USR
per il Lazio Dott.ssa M. Maddalena NOVELLI
 
 
Leggi tutto...
 

Calendario Eventi

Settembre 2010 Ottobre 2010
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
Settimana 35 1 2 3 4
Settimana 36 5 6 7 8 9 10 11
Settimana 37 12 13 14 15 16 17 18
Settimana 38 19 20 21 22 23 24 25
Settimana 39 26 27 28 29 30
Inserisci nuovo Evento Inserisci nuovo Evento
© 2010 ANP Struttura provinciale di Roma
Tech Info  |  Licenze & Copyright  |  CREDITS
WebMasterUpdate 28/07/08