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FIUMI CARSICI E ZOMBIE

di Orbilius

Talvolta ritornano. Anzi spesso. Un fluire, rifluire e defluire che ricordano i fenomeni carsici del nostro nordest.

Ad altri possono apparire un po’ come zombie di cinematografica memoria. Sono morti, sembrano morti, no risorgono!

La cornice geografico-funebre sin qui evocata ben si addice ai pastoni giornalistici che, taluni, fanno emergere sulla stampa quotidiana ad ogni prevedibile occasione.

Si tratti della prova Invalsi, delle indagini dell’Ocse o di singoli episodi di cronaca presi a pretesto.

Lo schema è, in genere, predeterminato, sia pure ammantato di variegate, svolazzanti vesti culturali.

Si prende spunto dall’ignoranza linguistica o dalle debolezze caratteriali o dalle derive sociali dei nostri giovani.

Si individuano le “colpe”: l’autoritarismo, la scarsa attenzione degli adulti, la globalizzazione con la relativa precarizzazione, la diffusione di costumi ed atteggiamenti permissivi etc. etc.

Si prepara il venefico intruglio. A seconda della collocazione politico-partitica di chi scrive. Accentuando l’uno o l’altro dei componenti in base alle proprie, inossidabili” teorie (preconcette). “Colpa del ’68!” “No. Responsabilità delle istituzioni repressive” “Docenti inadeguati” “No, Dirigenti incapaci”. Chi più ne ha, più ne metta.

Non vi è tentativo di comprensione, ma piegamento della realtà alle proprie idee (preconcette). Non interessa comprendere per cambiare, ma è di estrema utilità personale rinsaldare la propria figura professional-politica, anzitutto per motivi di carriera (e di conseguente renumerazione).

A prescindere, come diceva......!

Risulta particolarmente significativa in questi termini una ampia disamina riguardante l’ignoranza dei nostri studenti, recentemente apparsa su un importante quotidiano nazionale.

Si citano svarioni di ampia risonanza che destano ilarità e sotto sotto si dileggiano i giovani ignoranti, evidenziando, poi, le presunte cause dello sfacelo. Le mancate riforme di importanti segmenti della scuola superiore, prima fra tutti degli istituti professionali? La inconsistente proposta di aggiornamento per docenti e dirigenti (tra l’altro non obbligati contrattualmente)? Il vecchiume di molti programmi ministeriali? La mancanza di un adeguato sostegno psicologico degli studenti? Le condizioni ambientali (scuole, aule, laboratori etc.) troppo spesso influenti negativamente sui nostri giovani?

NO, quasi mai queste sono citate come cause o almeno concause.

La Vera Causa è stata individuata esclusivamente nel ventennio televisivo trascorso (trascorso?!).

Che, a parer nostro, ha contribuito certamente con la deriva mediatica ad influire sulla decadenza della formazione dei nostri giovani, ma non può essere, onestamente, chiamato a risponderne in modo assoluto.

A meno che...... a meno che da una parte non si voglia assolvere le responsabilità diffuse (di istituzioni e persone) per fare del mal uso soprattutto della TV l’unico capro espiatorio.

Dall’altra avvalorare la propria figura di “guru” della scuola, con buona pace di scritti e letture di ben altra consistenza culturale ed interpretativa della dura realtà che la scuola vive da anni.

 

 

 
LEADERSHIP

di Orbilius

 

 

“La costituzione di libertà ha tre elementi indispensabili. Sono il dominio della legge, la democrazia e la leadership. Il dominio della legge fa le persone cittadini, membri uguali di società civili. La democrazia mette in grado i cittadini di far sentire la loro voce. Essa dà loro il diritto, e in tempi di crisi il dovere, di dire quello che vogliono o no. Il lato positivo della democrazia – quello che i cittadini vogliono – è più adatto per discorsi festivi sulla cultura politica, ma il lato apparentemente negativo – controllo, critica e protesta – può essere anche più importante per la libertà. La leadership conserva le società in movimento. Contribuisce a far sì che esse non si impegolino nella gabbia della burocrazia; essa, inoltre, passa attraverso il discorso perpetuo della democrazia totale. Con l’interazione di democrazia e leadership le società civili rimangono aperte”

Ralf Dahrendorf

Sbandamento, confusione, aggressività sembrano essere alcune delle più evidenti e virulenti caratteristiche del nostro tempo. Che si esprimono in mille situazioni, dal vivere quotidiano agli aspetti istituzionali. Questi ultimi, dal nostro punto di vista, ci interessano in modo particolare, in quanto la scuola non solo è un’istituzione pubblica ma conserva in pieno la sua volontà formativa proiettata al futuro.

Contrariamente a ciò che pensava e teorizzava Dahrendorf con autorevole, indiscussa competenza, la “leadership” nella scuola è spesso malvista, associata - arbitrariamente se non maliziosamente – a concetti di autoritarismo impositivo.

Nascondendo, volutamente da parte di chi è avverso, sottesi elementi che sanno di “teoria del condominio”, assemblearismo di ritorno, localismo velleitario, che costituiscono il bagaglio pseudoculturale dei detrattori della leadership.

Così si accentua – nel migliore dei casi – il ruolo di “leader educativo” del dirigente scolastico per sminuire il riconoscimento della competenza organizzativo-gestionale, trasformandolo surrettiziamente in un superdocente. Ma sempre docente e non leader.

Ci chiediamo: fino a che punto andrà avanti la disfunzionale impostazione “condominiale” (ogni testa un voto, anzi, spesso, un veto!) oscurando le caratteristiche di responsabilità, di antiburocratismo, di modernizzazione che una leadership propulsiva e non impastoiata impone?

 

 
Coatti, esodati, spread e “mirabilia” varia

 

di Orbilius
 
Da un po’ di tempo il lessico cambia quasi più velocemente di un batter di ciglia.
Fino ad alcuni mesi fa, quando si sentiva parlare di esodo, si pensava immediatamente a vicende storico-bibliche di diffusa conoscenza.
Persino l’espressione “coatti” richiamava alla mente atteggiamenti e modi di essere legati ad un mondo giovanile di mediocre profilo.
Poi, all’improvviso, accadimenti attuali partoriscono neologismi di ampia diffusione, o coloriscono parole già note che richiamano però vicende sotto gli occhi di tutti.
Ecco, allora, che esodati aleggia su tutti i media, impegna la fervida fantasia della politica, stigmatizza la condizione di chi, perso il lavoro, non raggiunta la pensione, non sa a quale santo votarsi.
E coatti? Ora vi sono le pensioni coatte, imposte con atti unilaterali da una P.A. che, non avendo (quasi) mai basato la propria azione su seri e certi criteri di valutazione, ricorre alla “forzosa messa in pensione” di migliaia di docenti, dirigenti, impiegati senza neppure avvalersi della facoltà, concessa dalla legge, di trattenere in servizio quelle risorse umane ed intellettuali, spesso di primaria importanza, che possono ancora dare molto alla comunità.
Che dire? Un paese che non sa (non vuole) acquisire ed approfondire la cultura della valutazione è destinato a perpetuare logiche di appiattimento pilatesche, non di certo in sintonia con un mondo che cambia velocemente non tanto le parole, quanto i comportamenti (personali, professionali, organizzativi). In questo senso, lo “spread” di questa natura (altra parola di gran moda) con il resto dell’Europa dovrebbe inquietare molto più di quello valutario.
 
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Testi utili per il concorso per la Dirigenza Scolastica
 
Giorgio Rembado, Antonino Petrolino (a cura di), La guida del dirigente, Carocci, Roma 2010
Carlo Rubinacci (a cura di), Dirigere le scuole, Giunti, Firenze, 2010
Grazia Fassorra, Riforma e riforme. Gli ordinamenti scolastici oggi, Spaggiari, Parma, 2011
Roberto Romito, Il nuovo procedimento disciplinare e le sanzioni per il personale scolastico, Spaggiari, Parma, 2011
 

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